GIORGIO FANASCA
 

E' nato a Roma nel 1945. Fin da adolescente è tornato nei Castelli Romani, dove la sua famiglia vive da generazioni, frequentando il laboratorio paterno di lavorazione della pietra. Diplomatosi presso l'istituto d'Arte di Marino, ha seguito la sezione di scultura dell'Accademia di Belle Arti di Roma. E' titolare di cattedra per discipline plastiche presso l'Istituto d'Arte di Marino. Inizialmente si è dedicato sia alla pittura sia alla scultura che, col tempo è divenuta sempre più importante, accompagnata da una produzione grafica prevalentemente inerente ai suoi studi sulla forma plastica. Nel suo splendido studio che affaccia sul lago di Albano nascono le sue opere. Ad una produzione più intimistica si alternano commissioni di grande rilievo, per opere a carattere prevalentemente sacro. L'attività espositiva ha inizio nel 1965 con numerose collettive e personali.

 


Giorgio Fanasca è un'artista di grande " spessore" che alle doti creative unisce una grande preparazione tecnica che gli consente l'uso dei materiali più vari, dal peperino di Marino al marmo Statuario, dal bronzo alla ceramica. Ma, pur sottolineando la componente tecnica, questa è sempre il mezzo e non fine della sua opera che coniuga indissolubilmente i valori dell'etica e dell'estetica. Tutta la ricerca di Fanasca è una lode al Creato. Anche quando, infatti, l'opera, anche nel titolo, sembra essere lontana da un messaggio più puntualmente religioso, essa, in realtà, non è altro che un ulteriore momento della continua ricerca di Dio. Accanto alle opere di soggetto religioso, che evidenziano uno studio teologico molto puntuale, anche le sculture più "libere" mettono in luce la profonda religiosità dell'artista. Nella dinamica delle forme, sempre in ideale tensione verso l'alto, si esplicita la volontà di trascendenza, la tensione all'infinito di Dio, la ricerca di una spiritualità che non nega la carne (e nello specifico la materia) ma la plasma rendendola tempio di Dio e strumento in terra per raggiungere la sublimazione dello spirito.

 
(Stefania Severi)
Giornalista e Critica d'arte
 
Le sculture di Giorgio Fanasca raccontano di un dialogo infinito tra l'uomo e la materia come strumento di espressione. I modelli Marmorei assumono forme quasi sospese a mezz'aria, dimenticando la pesantezza della loro struttura. Accesi contrasti di serenità e spiritualità si riflettono nelle sue opere, in una eterna ascesa dell'uomo, forma nella continua metamorfosi. Composizioni modellate con forza, inventate e create con pura libertà d'ingegno, con passaggi della figura stilizzata all'astrazione scultorea. Giorgio Fanasca trasmette momenti di intensità emotiva, liberando la sua grande capacità comunicativa, che arricchisce gli anni della sua professione dell'intimistico desiderio di armonia.
 

(Maria Rosaria Belgiovine)
Critica d'arte

 
Dal catalogo "Artisti di Valore Europeo" il Quadrato
 
Porta in bronzo del Duomo di Genoano
Due sono i messaggi che Giorgio Fanasca affida alle composizioni iconografiche della sua porta di bronzo: il messaggio salvifico del Dio - Trinità e il messaggio della santità, dell'austerità e dello zelo pastorale e missionario di San Tommaso di Villanova. Il credente che le contempla li rammenta e li risveglia in se stesso come qualcosa che già da sempre gli appartiene, o meglio come qualcosa a cui egli appartiene. Lo sculture ha saputo vivere nel silenzio e nella meditazione fino a sperimentare le sue raffigurazioni non solo come un corpo di carne che gli si offre, ma anche come vestito di luce. La stessa impressione arriva a noi quando entriamo in contatto di comunione con l'opera dell'artista. Ci sentiamo un corpo di luce e abbiamo la sensazione che questo nostro corpo si prolunghi fino alle più remote ramificazioni cosmiche. L'artista plastico insegna a vedere. L'uomo prigioniero della fretta e della brama, coglie il momentaneo e l'utile. Giorgio Fanasca insegna a vedere. E aiutare a vedere significa aiutare a ricevere e accoglire la presenza come un presente, nel duplice senso di eternità e di grazia.
 
P. Giuseppe Nocilli
Teologo - Seminario Albano Laziale
 
Ho constatato in Giorgio Fanasca la lucida consapevolezza di questo esaltante e faticoso impegno che veniva proposto a lui, artista e credente. Egli lo ha accettato con l'umiltà del credente chiamato alla conversione e alla profezia, oltre che con il trasporto dell'artista cui si offriva lo spazio alla sua esuberanza creativa. Si trattava per lui di arrivare ad una formale armonia, nella quale le due tensioni, ugualmente potenti e ugualmente ineliminabili, convergessero senza debilitarsi. I numerosi disegni preparatori testimoniano ora la meticolosità della nourriture teologica, ora la preoccupazione della composizione estetica, ma soprattutto l'inquietudine di una sintesi. Nel risultato finale, naturalmente, tutto ciò non appare. Anzi, per ciò che deve rappresentare un'opera d'arte e d'arte sacra, è anche preferibile che sia così. Ma io non posso non riferirlo. Perché se il convincimento e l'elevazione per il fruitore sono affidati in modo permanente e oggettivo al manufatto compiuto, non è meno rilevante e edificante la conoscenza, quando essa sia possibile, del lavoro e della sofferenza cui l'uomo s'è sottoposto per portarlo a compimento.
 
Muzio Terribili
Filosofo - Pittore
 
In un'epoca contestataria, di trovate facili e di scarsi o indubbi valori in tutti i suoi molteplici aspetti quale è la nostra, concepire una scultura dal solo tema "Deposizione" senza inciampare nel passato è cosa veramente difficile, anche per un incallito scultore. Fanasca ancora giovane, con posche e discontinue esperienze affronta non privo di istintivi valori plastici un enorme blocco di peperino e tramite l'arte del levare, ha una visione nuova e integra presente senza perdere il tutto tenendo conto della legge della materia trattata ricava la "Deposizione". Il visitatore e l'esperto restano colpiti dalla figura del Cristo articolata in un orizzontalismo atto a percepire la primitiva geometrica forma del blocco. Contribuiscono ad elevare con volumetrica efficacia la struttura totale dell'insieme le due enormi mani che sorreggono e reggono la figura del Cristo come insieme d'espressioni di un popolo intero.
 

Salvatore Meli
Scultore

  Da Anni Nuovi Luglio '70
 
…….Se le sculture, per lo più in bronzo e marmo di Carrara, sembrano prediligere un mondo caratterizzato da un germogliare continuo di forme, da uno staccarsi di carni dal grembo, da un loro proiettarsi nello spazio illimitato, la produzione pittorica e grafica dell'artista (dominanti, nella mostra, i disegni a carboncino e sanguigna) insiste maggiormente sul mistero che circonda la vita, sul buio che maestoso volteggia intorno agli sprazzi e ai respiri di luce. A sproposito, io credo, si è parlato di "ricerca dell'infinito", anche se è indubbio che il rapporto fra limitato e illimitato costituisce il nucleo dell'estetica fanaschiana. Qui il senso dell'espansione non ha alcunché di "evolutivo", o di metafisico; né il senso dello "scorrere", qui presente, può essere confuso con quello del "divenire". Giorgio Fanasca non esplora il mistero: lo vive. Egli sa, come ogni uomo nativo e autentico, che l'infinito vibra nel finito e che viceversa, questo viene riassorbito sempre nell'universale. …….. Fanasca accetta senza infingimenti il mistero, si abbandona ad esso in un mondo di valori autentici, essenziali, dove la gioia è cruda e il dolore è tenero. Dove il divino e il creaturale si abbracciano. Dove tutto, in definitiva, è paradossale.
 

Franco Campegiani
Poeta - Scrittore

 
Di lui colpisce, come pressappoco scrivevo in catalogo e come ha anche sottolineato Franco Campegiani in alcuni commenti molto puntualizzanti, la posizione esistenziale identificatesi nello stacco netto fra il vuoto nero dell'universo e la palpabile realtà dell'essere. Ma il mistero rappresentato dall'assenza di margini e di colori, è talmente contrastante con l'oggetto vivente nella materia, che la dicotomia richiede alla sua soluzione un atto tragico: l'uomo deve distruggere la sua natura per venire ammesso nello infinito. La condizione imposta all'essere vivente, limitato nel suo bozzolo terreno e mortale, è quella di rinunciare a se stesso, cioè di sublimarsi. I toni tetri, le dimensioni inafferrabili, la prospettiva nebulosa come il nostro domani: tutto conferisce ai quadri di Fanasca un'aria di misterioso indugio alla soglia della paura e del gesto eroico (può sembrare una contraddizione nel pittore, ma è il motivo stesso della sua poesia ). L'essere è dolorosamente proiettato verso quel che sembra essergli negato. Qui sta il nostro dolore. E qui sta il nostro eroismo. Fanasca ha rappresentato in modo eccezionale la situazione umana, raffigurando il nostro nulla in uno scarabeo: un nulla però singolare e forte, se l'arco (le " colonne d'Ercole") posto al limitare dell'inconoscibile franano al passaggio del povero insetto. Lo scarabeo procede spedito, non teme l'ignoto, né gli importa di morire. Nelle sculture, Fanasca ci presenta £gruppi in abbraccio", momenti d'amore che tradiscono il terrore del "vuoto cosmico", di fronte al quale siamo soli nell'universo, o almeno nel sistema solare. Ecco la pietà dell'uomo per il suo simile, e la necessità di stringersi come i superstiti in un'isola sconosciuta. Molecole di tristezza, d'amore, di dubbio sperse nella solitudine notturna dell'universo: questo siamo noi e questo è il senso del £corpus" artistico di questo giovane autore.
 
Aldo Onorati
Poeta - Scrittore
  Dalla Voce del Sud 29/1/77
   
  OPERE PUBBLICHE
  · "Deposizione" (peperino di Marino) Chiesa di San Giovanni Battista a Ciampino (Roma) (1970)
  · Arredo della Chiesa di San Paolo a Castel Gandolfo (Roma) con la realizzazione di ambone, altare, stele tabernacolo e statua di San Paolo (peperino di Marino) (1980)
  · Tabernacolo (marmo bianco di Carrara) per la cappella delle Madri Pie di Roma (1991)
  · Porte (bronzo) per la Chiesa di San Tommaso da Villanova a Genzano di Roma con sei grandi Formelle con la Trinità e momenti della vita di San Tommaso da Villanova (il santo in preghiera; la predicazione; la missione; il Santo con i poveri; la beatificazione) (1992)
  · Porta in bronzo laterale sinistra Parrocchia "San Giovanni Battista" Ciampino (Roma): "Porta della Lode" anta sinistra "Annunciazione" anta destra "Visitazione" (2002)
   
  OPERE PRESSO MUSEI
  · Scultura "Ascesi d'un volo libero" Museo Metropolitana di Arte Sacra Contemporanea, Siena
  · Disegno "Tensione verso Dio, sublimazione dell'uomo", Museo Metropolitana di Arte Sacra Contemporanea, Siena
  · Dipinto olio "Spirito Santo, Luce di Liberazione dell'uomo dalle Tenebre" Museo Arte Sacra Contemporanea S. Gimignano
  · Dipinto olio 100 x 70 cm. "Spirito Santo, Liberazione e Metamorfosi dell'Uomo" Cittadella di Blaye - Bordeaux.
   
  PERSONALI
  1976 - Galleria d'Arte Cecchini, Perugina
  1985 - Kursaal, Sala Convegni, Grottammare (Ascoli Piceno)
  1992 - Sala Esposizioni Infiorata, Genzano di Roma (Roma)
  1993 - Basilica di Santa Maria in Montesanto, Piazza del Popolo (Roma)
  1998 - Ex fonderie Pasquinucci, Capraia Fiorentina
  1999 - Cripta delle Statue del duomo di Siena
   
  COLLETTIVE
  1965 - Rassegna di arti Figurative di Roma e del Lazio, Palazzo delle Esposizioni, Roma
1977 - 1^ Biennale della Pietra Città di Marino (Roma)
1985 - 6^ Rassegna di Pittura , Scultura e Grafica, Acquaviva Picena (Ascoli Piceno) Rassegna ad inviti riservata ad 11 artisti laziali 11 marchigiani a cura di Stefania Severi.
1987 - "Le pagine di Pietra" Ricognizione artistica del territorio di Marino, Palazzo Colonna Marino, (a cura Alessandro Masi)
1988 - 1^ Mostra Collettiva Composita dei Castelli Romani, Palazzo Ruspali, Nemi (Roma) (a cura delle Coinè Culturale Castellana)
1990 - "Gli artisti e il Sacro" (a cura di Mariano Apa) U.C.A.I. Palazzo Chigi, Ariccia (Roma)
1991 - "Trinità e Liberazione" Gallerie dei Padri Trinitari, Roma (a cura di Mariano Apa)
1997 - Settembre, Mostra nel chiostro del Duomo di S. Gimignano
1998 - 22 Marzo - 5 Aprile, Mostra presso Palazzo Pretorio di Certaldo, 1° Premio sez. Scultura
1998 - 2^ Biennale d'Arte Sacra itinerante 1° Agosto - 6 Dicembre - Chiostro Misericordia S. Gimignano
1999 - Settembre Ottobre "Omaggio a Mastroianni", Palazzo Comunale, Marino (Roma) (a cura di Alessandro Masi)
1999 - Dicembre - Gennaio 2000 Mostra d?arte sacra su tema "Natività", Basilica di Santa Maria in Montesano, Piazza del Popolo (Roma)